O meglio, bilanciamento.
La “vittima” dell’esempio non ha scampo in nessuno dei casi. Le conseguenze a suo carico potranno essere più o meno gravi, ma la legge della natura ha già stabilito. Unica cosa che scongiura i danni è evitare lo scontro. La prima regola (che riprenderò anche più avanti) è: “Se ne hai la possibilità, scappa“: questo è quanto insegnano tutti gli istruttori di difesa personale, ed è un consiglio prezioso. Non c’è nulla di male nel fuggire da un pericolo, il nostro scopo è difenderci da un’aggressione, non combattere, quindi la nostra dignità non ne risentirà.
Correre verso un posto illuminato, attirare l’attenzione della gente, fare casino per farsi vedere, sono tutte ottime tecniche: l’importante è riportare a casa (nell’ordine) pelle e portafogli. Evitare, evitare, evitare.
Purtroppo a volte non è possibile: uno può non essere in grado di correre, può essere malato, può esser stato incastrato in un angolo da cui è difficile uscire; in questo caso è sempre più probabile che qualcuno “si faccia male”. Tralasciamo l’approccio verbale, è difficile convincere a parole uno che ti ha già stretto addosso ad un muro, rimane solo una scelta: arrendersi o reagire.
Anche qui, la scelta non è obbligata: se il malintenzionato mi mostra un coltello e mi chiede orologio, telefono e soldi, non ci penso nemmeno. Tengo d’occhio la lama, consegno tutto, alzo le mani, aspetto che si sia allontanato e mi infilo nel primo bar: con gli spicci che mi sono rimasti ordino qualcosa di molto forte e la cosa finisce lì.
Non esiste un effetto personale (per prezioso che sia) per cui valga la pena di rischiare la coltellata. Se anche fossi armato, la cosa sarebbe andata troppo avanti per poter pensare di usare una pistola: quando l’avversario è abbastanza vicino da raggiungerti solo allungando il braccio non è il caso di agitarsi troppo.
Ma cosa succede se lo scontro è inevitabile ? Posto che l’aggressore ha già stimato con largo margine di poter sopraffare l’aggredito e che finirà male comunque, abbiamo modo di invertire la tendenza ?
Usciamo un momento dall’esempio di partenza, nello specifico uno dei pochi casi che si può risolvere “pacificamente” con la sola perdita di qualche soldo, e immaginiamoci una situazione un po’ più complessa dove è in gioco qualcosa di importante e dove il rischio è decisamente maggiore: mettiamo il caso di essere in compagnia e che da noi dipenda non solo la nostra incolumità ma anche quella di un’altra persona. Questo automaticamente rende necessaria la reazione: non possiamo più permetterci di rimanere fermi e tranquilli, soprattutto se le intenzioni di chi ci aggredisce sono esplicite.
Ricordiamoci sempre che se qualcuno ci ha “scelto” è perchè ritiene di poterci “mettere sotto” e che mediamente la sua valutazione è corretta. Nel caso che sto descrivendo probabilmente l’aggressione sarà portata da più persone, rendendo ancora più ampio il divario tra le forze.
Ci sono quindi tutti gli elementi: netta superiorità degli aggressori, impossibilità di arrendersi o di fuggire. A meno di una reazione efficace l’epilogo è scritto. E non è bello.
Finisco come al solito con una domanda: comincia a suonare meno “cattiva” l’idea di poter usare un’arma ?
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