Esco da un lungo periodo di “letargo” grazie ancora una volta ad alcuni fatti recentemente accaduti. C’è stato un periodo in cui tutti i “media”, troppo occupati a seguire le scontate vicende politiche degli ultimi tempi, hanno trascurato la cronaca, dandoci l’impressione che i fenomeni criminali fossero spariti nel nulla.
Sappiamo bene che così non è, ed ora che viviamo in un “limbo” dove lo spazio per la politica si è ridimensionato (fra poco ricominciamo peggio di prima, ma nel frattempo proviamo a respirare), ricominciano ad essere trattati argomenti di “tutti i giorni”, e torniamo sul crimine e sulla sicurezza. Apprendo intanto con sollievo che il protagonista della vicenda della Romanina (di cui si è parlato qui) ha visto ridimensionare l’accusa iniziale da omicidio volontario ad omicidio colposo per legittima difesa. La perizia medico-legale ha appurato che il colpo fatale è stato esploso frontalmente e non alle spalle come si diceva al principio. Questo fa perlomeno supporre che si sia trattato effettivamente di difesa e non di inutile accanimento su una persona in fuga, come credevo e speravo.
Poi noto un incremento (forse casuale, forse no) della risposta armata alle rapine ed aggressioni: abbastanza recente il caso del gioielliere di Nicosia, un epilogo tragico ma prevedibile. La cosa che come al solito mi distrugge è il fatto che comunque venga posto l’accento sulla reazione piuttosto che su ciò che l’ha provocata. I giornalisti si sentono subito in dovere di controllare e farci sapere se l’arma era “regolarmente detenuta”, se chi ha sparato fosse “abilitato a sparare”, se in definitiva non sarebbe stato meglio se si fosse lasciato minacciare, malmenare, rapinare. Il fatto che tre persone irrompano in un negozio, ti minaccino con un’arma (vera o no, chi può dirlo), ti colpiscano e ti terrorizzino passa in secondo piano: sembra quasi che il delinquente sia tu.
Ripeto un concetto a me caro, quasi un “mantra”: sarebbe splendido un mondo senza armi, ma per funzionare dovrebbe essere veramente senza, a nessuno dovrebbe essere data la possibilità di utilizzarle. Ci sono però tre ordini di problemi:
1) la Storia ci insegna che l’uomo senza arnesi non vive: potremmo distruggere ogni singola arma da fuoco ed ogni singola cartuccia esistente sulla faccia della terra e nel giro di qualche mese qualcuno troverebbe il modo di fabbricarsele in casa;
2) se pure riuscissimo ad eliminarle verrebbe meno il concetto di “equalizzazione“: si sposterebbe tutto sul piano fisico, e il più debole potrebbe solo soccombere, senza possibilità di difesa. Torneremmo alla “legge della giungla“, siamo sicuri di volere questo ?
3) la protezione delle persone sarebbe completamente a carico delle forze dell’ordine (che a stretto rigor di logica dovrebbero essere parimenti disarmate), e sappiamo già che questo non può funzionare.
Non perchè le forze dell’ordine siano inefficienti (concetto che spesso sento esprimere, ma che non condivido), semplicemente perchè sarebbe impossibile pretendere la loro presenza ogni volta che ce n’è bisogno: giorni fa, parlando con un amico, si ipotizzava la presenza di un militare armato ad ogni angolo di strada. Quella sarebbe una soluzione, ma quanti di noi sarebbero contenti di vivere in un posto così ? E ancora, quanti militari servirebbero ? La metà degli italiani dovrebbe arruolarsi nell’ Esercito, non la vedo molto percorribile come strada…
Anche qui mi viene in soccorso con le sue “suggestioni” il solito Oleg, la soluzione è più semplice di quanto sembri:
Che, liberamente tradotto, recita: “Perchè portare un’arma ? Perchè un poliziotto intero sarebbe troppo pesante” e, aggiungo io, abbastanza ingombrante.
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