Pubblicato da: armatieresponsabili | 2 novembre, 2007

Il “Kit” dell’ armatoeresponsabile: seconda parte.

Terza cosa necessaria: capacità e allenamento.

La capacità si acquisisce, l’allenamento è successivo ed è obbligatorio. Senza questi requisiti l’arma non è nulla. Una pistola non è una bacchetta magica che risolve ogni problema semplicemente tirandola fuori e dicendo “Sim Sala Bim” (Copyright 1968-2007 Aldo Savoldello).

Fare affidamento sul semplice effetto intimidatorio dell’arma è il primo passo per farsela levare e vederla usare contro di noi: l’arma va conosciuta in profondità, deve essere una nostra estensione e non un corpo estraneo. Partendo da zero (nessuna conoscenza della materia, mai presa una pistola in mano) il cammino sarà abbastanza lungo, ma non è niente di impossibile: se avete imparato a guidare una moto o una macchina, potete imparare a sparare senza difficoltà. Quando avrete imparato, dato che per usare un luogo comune non è proprio come andare in bicicletta, dovrete continuare ad allenarvi ed allenarvi per non perdere ciò che avete guadagnato.

Il nostro obiettivo non è andare in giro a far fuori gente, quindi l’allenamento in questione dovrà essere una”simulazione” (i poligoni di tiro ed i bersagli esistono per quello): la speranza è che non ci si trovi mai in una situazione “reale” ma dobbiamo fare in modo che, nel malaugurato caso ciò accada, la nostra risposta sia la più efficace possibile. Utilizzare un’arma in una situazione di stress non è una passeggiata: diffidate di quelli che dicono “gli spari a una gamba”, è gente che non ha mai sparato. In primo luogo una gamba non è poi così “sicura” (colpire l’arteria femorale è al 98% letale), secondo, una cosa è fare tutti 10 al poligono, altro è riuscire anche solo a individuarla, una gamba, durante un’aggressione (se una persona ci ha costretto a ricorrere ad un’arma sarà poco probabile che abbia la gentilezza di rimanere ferma e buona mentre prendiamo la mira).

Nei prossimi articoli farò un po’ di teoria generale riguardo funzionamento ed uso di questi oggetti, poi la palla passa a chi vuole andare avanti, quindi cominciate a cercarvi un poligono 🙂 .

A Roma la situazione è abbastanza penosa, unica struttura dove è possibile combinare qualcosa senza spendere troppo è la sede del Tiro a segno nazionale a Tor di Quinto. Esistono poi vari campi di tiro a volo così come spazi privati utilizzabili a tal fine. Raccolgo un po’ di dettagli e ve li propongo.

Quarto ed ultimo requisito: l’arma vera e propria.

Qui facciamo una prima distinzione: difesa abitativa e difesa personale: tutto ciò che è stato detto sinora vale per entrambi i casi, non si può prescindere da consepevolezza, legalità, capacità e allenamento.

Ora, la difesa abitativa presuppone il possesso di un’arma e la sua custodia in casa (e nelle pertinenze di questa). E’ la condizione più facile dal punto di vista burocratico e da quello economico: chiunque oggi può acquistare e detenere un’arma a questo fine e con queste modalità, non sono previste licenze di porto d’armi. E’ sufficiente richiedere un nulla osta al Commissariato di P.S. competente, aspettare l’esito, poi recarsi in armeria. Modulistica ed informazioni sul sito www.poliziadistato.it sezione Armi. In questo caso a mio avviso lo strumento migliore è il fucile: più precisamente un calibro 12 a “pompa”, ciò per diversi motivi:

1) Estrema economicità: la spesa va dai 200 euro di un buon usato ai 4/500 di un nuovo dignitoso. Le munizioni hanno un costo irrisorio, si rischia di spendere più per l’armadietto blindato (INDISPENSABILE, poi vedremo perchè) che per l’arma in se’.

2) Altissimo potere deterrente: l’effetto psicologico che si ottiene caricando e armando uno di questi aggeggi vale più di mille parole. In deroga al principio “se esce è per sparare”, è in assoluto l’arma che ci dà le maggiori possibilità di evitare il conflitto.

3) Potenziale altissimo: nel caso si metta male, un fucile di questo tipo offre la massima copertura ottenibile da un’arma portatile. Una rosa di pallettoni calibro 12 è un problema indiscutibile per chiunque se la trovi davanti. La precisione non è il suo forte, ma in casa la distanza non è mai tanta da tirare in ballo la mira.

La difesa personale invece è un altro paio di maniche: io auspico che un giorno venga riconosciuto il diritto di ogni cittadino onesto a portare con se’ un’arma a questo fine (tutto il blog è orientato a questo, nel caso non ve ne foste accorti 😉 ), ma per ora gli ostacoli sono tanti. In teoria chiunque potrebbe farlo (posti alcuni requisiti), in pratica non è così semplice, ma vediamo brevemente la teoria (fate sempre riferimento al già citato sito www.poliziadistato.it per normativa e modulistica): la licenza di porto d’arma per difesa personale (per gli amici “porto d’armi”) viene rilasciata dal Questore a chi ne faccia domanda provando di non trovarsi in condizioni ostative (non essere un pregiudicato, per esempio), di avere la capacità tecnica al maneggio delle armi (chiunque abbia svolto il servizio militare la consegue automaticamente – sempre in teoria – per chi invece no, è necessario un minicorso teorico-pratico presso il Tiro a Segno Nazionale), di non essere “obiettore di coscienza” (sarebbe un bel controsenso), di avere i requisiti psicofisici necessari (serve una visita specifica, non basta il certificatino del medico di base) e da ultimo (questa è la parte controversa), di averne effettiva necessità. Tutti i requisiti sono oggettivi e certificabili, quest’ultimo è l’unico a discrezione dell’Autorità. Per quanto mi riguarda al giorno d’oggi (e non entro in polemica) chiunque ne ha effettiva necessità, purtroppo sembra che gli altri non siano di questo avviso. Ma non disperiamo.

Ciò non vuol dire che sia impossibile ottenerlo, nel caso foste tra i fortunati, la scelta dell’arma cadrà necessariamente sulla pistola: portarsi un fucile addosso non è il massimo della comodità 🙂 .

Nel caso dell’arma corta la scelta si moltiplica e con la scelta la spesa: approfondiremo senz’altro le possibilità, per ora basti sapere che sarà difficile tenersi sotto i 1000 euro tutto compreso.

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Responses

  1. Volevo segnalarti un articolo preso da “Il Giornale” di oggi

    Boom di richieste per il porto d’armi

    .. Ciao 😀
    Laura

  2. Ecco, appunto.
    Uno non fa in tempo a cominciare a pensare che forse è il caso di prendere provvedimenti che subito esce fuori qualcun altro che gli fa: “to’ to’ brutto brutto, non si fa”.

    E’ una ruota, non c’è niente da fare.
    Il sistema si autoequilibra: rischi un aumento delle armi ? Succede qualcosa per cui tutti vedono male le armi.
    Poi si calmeranno di nuovo le acque, fino alla prossima.

  3. La limitazione del porto darmi alla effettiva necessità dimostrata dall’interessato e poi stabilita in modo unilaterale dalla discrezionalità dei Prefetti, non vale per i delinquenti che continueranno a circolare con armi clandestine di cui l’autorità di P.S. non è a conoscenza, e con munizionamento a volontà (senza denuncia e senza il limite dei 200 pezzi), e non avranno problemi nel reintegro.
    Resto fermamente convinto del fatto che un delinquente armato che proggetti una rapina in un bar nel quale tutti gli avventori sono armati, desista dall’attuare la rapina che aveva in mente.

  4. Carmelo, sfondi una porta aperta, anzi una porta che non c’è.
    Le armi illegali esisteranno sempre, e non c’è nulla che le autorità possano fare per toglierle di mezzo o controllarle.
    Se io sono un bandito, una pistola la trovo quando voglio e dove voglio: nessuno potrà mai risalire a me dopo che l’ho usata. E questo non è accettabile.


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