Pubblicato da: armatieresponsabili | 19 ottobre, 2007

Giustizia “fai da te”? No, grazie.

Intermezzo, giusto per togliere ogni eventuale dubbio dovesse essere sorto in merito nel frattempo.

Il privato cittadino non ha l’autorità nè la capacità nè l’imparzialità necessarie ad amministrare la “giustizia”: questa è compito ed appannaggio degli organi preposti (che poi funzionino o meno esula dal tema del Blog :)).

L’uso dell’arma come mezzo di difesa è contemplato solo ed esclusivamente in caso di pericolo immediato e reale: per capirci, se vi svegliate alle tre di notte perchè fuori sta suonando l’allarme della macchina e sparate nella schiena a qualcuno che ci sta frugando dentro beh,  signori,  quello è omicidio volontario. Magari, quando tra qualche anno uscirete di galera, vi ricorderete di smontare il GPS dal cruscotto prima di salire a casa.

Scusate l’ironia su un argomento serio, ma rendeva l’idea.

Odio ripetermi, ma non esiste al mondo un oggetto inanimato per cui valga la pena di estrarre un’arma. Già tollero a malapena quei portavalori che, trasportando le borse con i soldi dalla banca al blindato, si atteggiano a S.W.A.T. con la pistola pronta al fuoco e il dito sul grilletto, li capisco solo perchè è il loro lavoro e perchè rischiano (parecchio) in prima persona.

Noi “comuni mortali” (espressione infelice, meglio “privati cittadini”), dovremmo attenerci a regole molto più restrittive e prudenti.

Pubblicato da: armatieresponsabili | 18 ottobre, 2007

“Equalizzazione”

O meglio, bilanciamento.

La “vittima” dell’esempio non ha scampo in nessuno dei casi. Le conseguenze a suo carico potranno essere più o meno gravi, ma la legge della natura ha già stabilito. Unica cosa che scongiura i danni è evitare lo scontro. La prima regola (che riprenderò anche più avanti) è: “Se ne hai la possibilità, scappa“: questo è quanto insegnano tutti gli istruttori di difesa personale, ed è un consiglio prezioso. Non c’è nulla di male nel fuggire da un pericolo, il nostro scopo è difenderci da un’aggressione, non combattere, quindi la nostra dignità non ne risentirà.

Correre verso un posto illuminato, attirare l’attenzione della gente, fare casino per farsi vedere, sono tutte ottime tecniche: l’importante è riportare a casa (nell’ordine) pelle e portafogli. Evitare, evitare, evitare.

Purtroppo a volte non è possibile: uno può non essere in grado di correre, può essere malato, può esser stato incastrato in un angolo da cui è difficile uscire; in questo caso è sempre più probabile che qualcuno “si faccia male”. Tralasciamo l’approccio verbale, è difficile convincere a parole uno che ti ha già stretto addosso ad un muro, rimane solo una scelta: arrendersi o reagire.

Anche qui, la scelta non è obbligata: se il malintenzionato mi mostra un coltello e mi chiede orologio, telefono e soldi, non ci penso nemmeno. Tengo d’occhio la lama, consegno tutto, alzo le mani, aspetto che si sia allontanato e mi infilo nel primo bar: con gli spicci che mi sono rimasti ordino qualcosa di molto forte e la cosa finisce lì.

Non esiste un effetto personale (per prezioso che sia) per cui valga la pena di rischiare la coltellata. Se anche fossi armato, la cosa sarebbe andata troppo avanti per poter pensare di usare una pistola: quando l’avversario è abbastanza vicino da raggiungerti solo allungando il braccio non è il caso di agitarsi troppo.

Ma cosa succede se lo scontro è inevitabile ? Posto che l’aggressore ha già stimato con largo margine di poter sopraffare l’aggredito e che finirà male comunque, abbiamo modo di invertire la tendenza ?

Usciamo un momento dall’esempio di partenza, nello specifico uno dei pochi casi che si può risolvere “pacificamente” con la sola perdita di qualche soldo, e immaginiamoci una situazione un po’ più complessa dove è in gioco qualcosa di importante e dove il rischio è decisamente maggiore: mettiamo il caso di essere in compagnia e che da noi dipenda non solo la nostra incolumità ma anche quella di un’altra persona. Questo automaticamente rende necessaria la reazione: non possiamo più permetterci di rimanere fermi e tranquilli, soprattutto se le intenzioni di chi ci aggredisce sono esplicite.

Ricordiamoci sempre che se qualcuno ci ha “scelto” è perchè ritiene di poterci “mettere sotto” e che mediamente la sua valutazione è corretta. Nel caso che sto descrivendo probabilmente l’aggressione sarà portata da più persone, rendendo ancora più ampio il divario tra le forze.

Ci sono quindi tutti gli elementi: netta superiorità degli aggressori, impossibilità di arrendersi o di fuggire. A meno di una reazione efficace l’epilogo è scritto. E non è bello.

Finisco come al solito con una domanda: comincia a suonare meno “cattiva” l’idea di poter usare un’arma ?

Pubblicato da: armatieresponsabili | 17 ottobre, 2007

Io la vedo così.

Al giorno d’oggi, in special modo nei grandi centri urbani, il rischio di essere in qualche modo disturbati da persone con “cattive intenzioni” è notevole. Aggressioni, furti in abitazioni, rapine, violenze in genere, molestie, violenze sessuali e via elencando, le cronache ci riempono la testa ogni giorno. Siamo sempre più sensibilizzati verso questo tipo di problemi, proprio per la grande risonanza che spesso viene loro data, soprattutto quando si sfrutta l’onda per riempire le pagine dei giornali.

La “fortuna” (se vogliamo) è che generalmente tutto ciò viene visto come un problema altrui: una di quelle cose per cui ci indignamo, è vero, ma che nel nostro intimo confidiamo capitino sempre agli altri.

E’ vero che la nostra è una nazione civile, è vero che non siamo in Brasile, è vero che le Forze dell’Ordine sono efficienti, non è il caso di fare i catastrofisti, ma è un dato di fatto indiscutibile che il fenomeno della violenza criminale stia assumendo proporzioni preoccupanti, e tutto questo senza che noi ce ne accorgiamo.

Sarò eccessivamente pragmatico, ma sono abituato a ragionare così:  primo passo, prendere atto del problema; secondo passo, analizzare il problema; terzo passo, studiare le soluzioni; quarto ed ultimo passo, applicare la soluzione o la giusta combinazione di soluzioni e risolvere il problema.

Dall’alba della nostra esistenza come Esseri Umani abbiamo potuto distinguerci in qualche modo dalle altre specie per diverse caratteristiche, una delle quali è la capacità di fabbricare ed usare strumenti che in qualche modo ci permettono di fare di più di quanto non sia consentito dalle nostre sole forze. Ecco apparire la ruota, l’aratro, e tutte le altre meravigliose creazioni che oggi ci permettono di vivere, curarci se ammalati, ripararci dalle ostilità e… l’ho presa un po’ alla lontana, eh ? 🙂

Allora, cos’è un’arma se non uno strumento ? E a cosa serve ? A mio modo di vedere serve in primo luogo ad “equalizzare” le forze degli individui (per estensione, l’escalation nucleare è il risultato della ricerca del necessario equilibrio tra le grandi potenze mondiali).

Piccolo esempio pratico: un losco figuro decide di aver bisogno di venti euro e di un cellulare e, ovviamente, non ha intenzione di lavorare onestamente per ottenerli. Il losco figuro in oggetto è alto 180cm, pesa 90kg ed è giovane, aitante, con molto poco da perdere. Naturale che (essendo tutti noi di fondo animali), faccia un ragionamento molto semplice: non sceglierà come obiettivo una persona di pari o superiori caratteristiche, ma si metterà in un angolo ad aspettare finchè non passerà la “vittima” ideale (userò un uomo per non essere subito tacciato di maschilismo): maschio, ben vestito, valigetta in mano, 165cm circa, ad occhio 60kg. Ha appena terminato una chiamata e si avvia verso un punto abbastanza buio. Perfetto.

Il losco figuro parte, si accoda e da qui possono svilupparsi diversi scenari: il più probabile è che dopo una semplice intimidazione verbale la nostra vittima consegni quanto richiesto e se la cavi al massimo con una strattonata. Fin qui nulla di grave se non per l’amor proprio del malcapitato.

Il losco figuro, però potrebbe anche aver voglia di menare le mani, e sfortunatamente la vittima potrebbe anche offrire un minimo di resistenza: in questo caso la situazione si aggrava, ed il rischio che “scorra del sangue” aumenta.

Può anche darsi che il losco e vigliacco figuro, per non rischiare si sia munito di un coltello (o peggio) e che avendo per definizione meno scrupoli dell’onesto cittadino medio, decida di tirarlo fuori ed usarlo. E qui la cosa è grave sul serio. Poi leggiamo quelle storie tipo: “Ucciso per 20 euro”.

Morale, è normale che chi ha intenzione di aggredire qualcuno scelga una persona evidentemente più debole.

Non è normale che il più debole debba sempre e comunque rimetterci. Ci sono dei casi in cui il debole lo è solo in apparenza (conosco un istruttore di arti marziali fisicamente la metà esatta di me: capace in 2,5 secondi di atterrarmi e tenermi talmente bloccato da potermi mangiare una scodella di minestra in testa), ma in quanto casi sono isolati e non fanno media.

Per il più debole, l’unica via rimane quella dell’equalizzazione: dotarsi di uno strumento adatto a riempire il “gap” tra lui e l’aggressore.

Avete già indovinato qual’è lo strumento adatto ?

Pubblicato da: armatieresponsabili | 16 ottobre, 2007

Si, vabbè, ma di che stiamo parlando ?

A questo punto, la domanda è lecita. Non finirei mai di fare premesse e continuerò a farne, però forse è ora di entrare un po’ nel tema.

Molte, moltissime persone vedono le armi da fuoco come portatrici di guai, lutti e catastrofi; molte altre le vedono come oggetti del desiderio, o come sostituto della coperta di Linus: una cosa che li fa sentire sicuri in ogni caso e che aumenta del 200% la loro autostima. A mio avviso SBAGLIANO di grosso, tutte e due le categorie.

Come ho già detto, un’arma è uno strumento, una macchina: come tutti gli strumenti può essere usata bene, usata male, abusata e tutte le gradazioni intermedie; viene facile facile il paragone con un’automobile, se uno è capace di guidare (dove per capace si intende addestrato, allenato, veramente responsabile), l’automobile è uno strumento estremamente utile e sicuro. D’altra parte, uno che si mette al volante senza la necessaria abilità o peggio ubriaco fradicio (o fatto di chissà cosa), o ancora con la latente volontà di farsi male o di far male a qualcun altro, trasforma istantaneamente l’automobile in un oggetto pericolosissimo (ed effettivamente capace di uccidere, come le cronache degli ultimi giorni insegnano).

In questo caso, il problema dov’è ? Nella persona o nella macchina ? E per risolverlo che facciamo, togliamo di mezzo tutte le macchine a priori perchè “potrebbero causare tragedie” ?

Certo che no. Sensibilizzare è la parola chiave, far si che la gente sia consapevole del potenziale contenuto nell’oggetto, e che questa consapevolezza serva a promuoverne un uso corretto ed efficace.

Questo è uno degli obiettivi che vorrei raggiungere: il mio punto di vista (per definizione ed in quanto tale) sarà senz’altro discutibile, ma già il condividerlo con altre persone suona come un primo passo. Vorrete seguirmi ?

Pubblicato da: armatieresponsabili | 10 ottobre, 2007

Un altro guerrafondaio !

Ecco, questo è esattamente ciò che NON sono, insieme ad altre cose che vediamo insieme.

NON sono particolarmente esperto ne’ particolarmente appassionato di armi da fuoco: ne ho sempre avute in giro per casa, probabilmente ne ho maneggiate più della media degli italiani, ne ho dovuto studiare il funzionamento e ho praticato il tiro, ma in definitiva non mi si può chiamare “maniaco”.

NON sono un cacciatore, anzi vedo la caccia come un passatempo abbastanza sciocco: altro sarebbe se uno morisse di fame e andasse in giro con arco e frecce per mettere insieme la cena, ma impallinare selvaggina per sport fine a se’ stesso non è un’attività che condivido.

NON sono un “nerd” (soggettone) con complessi di inferiorità e/o manie di rivalsa verso il mondo: ho una normale considerazione di me stesso, mi ritengo in grado di risolvere l’80 per cento delle controversie con il dialogo ed il 15 per cento con delle manualissime “sveglie” (“cazzotti”, “cartoni” per i non romanofoni). Ciò di cui tratteremo è quel rimanente 5 per cento.

NON ho velleità da “Giustiziere della notte” e NON ho “visto troppi film”: di base ripudio la violenza.

NON possiedo un negozio di armi e non dirigo un poligono di tiro: economicamente non mi cambierebbe nulla se ogni lettore del Blog domani andasse a comperarsi una pistola. (Buoni, piano, uno alla volta)! 🙂

NON lavoro con le armi.

Vedo un’arma per quello che è: uno strumento tecnologicamente avanzato, pericoloso quando è nelle mani sbagliate, utile se gestito in maniera responsabile (di qui il titolo del Blog).

Pubblicato da: armatieresponsabili | 8 ottobre, 2007

Benvenuti.

Salve, o miei stimati Visitatori!

Felice di avervi qui, prima di iniziare sarà necessario (visto il titolo e data la delicatezza dell’argomento) spiegare un po’ di cosa si tratta per non incorrere in equivoci.

Il mio intento principale è quello di aprire una discussione volta ad una differente visione del concetto di “arma”: l’ispirazione, oltre che da una personale convinzione maturata nel tempo, viene apertamente da un sito statunitense (http://www.a-human-right.com) che peraltro sarà spesso citato, col permesso e l’accordo dell’Autore, Oleg Volk.

La situazione italiana è certamente diversa da quella americana, e ciò imporrà alcuni ovvii adattamenti, ma l’idea di fondo è uguale: le armi non sono “cattive”, il problema è in chi le possiede e in chi le possiede sta l’opportunità.

Molti sono i fattori che mi spingono ad affrontare un tema del genere: un interesse antico, delle esperienze di vita, la piega che prendono le cose da qualche tempo a questa parte, ma soprattutto la voglia di trasmettere il senso del mio pensiero agli altri, anche solo una persona raggiunta sarebbe un risultato.

Questo per iniziare, i prossimi post dovrebbero diradare un po’ la nebbia che, onestamente, vedo ancora fitta. Grazie per l’attenzione che vorrete prestarmi.

Alberto. 

Pubblicato da: armatieresponsabili | 7 ottobre, 2007

Di cosa si tratta qui ? Avvertenze varie.

Questo è un Blog. Un altro Blog.

Ci troverete quello che riuscirò ad esprimere in maniera sensata (ed italiano corrente) della mia personalissima visione riguardo un argomento considerato abbastanza “scomodo”: il possesso e l’utilizzo delle armi da fuoco da parte di privati cittadini.

Le “avvertenze” di cui sopra sono in effetti solo un paio:

1) Quello che scrivo è una mia interpretazione della cosa: non intendo in alcun modo istigare la gente alla violenza e non voglio creare un “caso”. Siete liberi di leggere, commentare, suggerire, puranco criticare aspramente, ma le azioni reali da voi eventualmente compiute rimangono sempre e solo nella vostra sfera di responsabilità personale e dipendono esclusivamente dalla vostra testa. I contenuti di questo Blog sono rivolti a persone adulte, responsabili e capaci di decidere autonomamente.

2) Per la sua natura di Blog, questo aggeggio presenta gli articoli in ordine di tempo, il più recente in alto (per quanto mi ci sia messo non sono riuscito ad invertire la cosa 🙂 ). Quindi almeno all’inizio, vi consiglio di cominciare a leggere dal più vecchio in fondo (Quello dal titolo “Benvenuti” che trovate qui), risalendo fino in cima.

Vi ringrazio sin d’ora per l’attenzione e sarò felice se vorrete partecipare attivamente alla costruzione dei contenuti e/o al miglioramento di tutto il Blog.

Alberto.

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